In Italia l’allergia al nichel ha un’incidenza pari al 32%, con prevalenza nel sesso femminile.
Si manifesta in due differenti modalità:
Per una corretta diagnosi si sottopone il paziente al patch test, che consiste nell’applicazione di un cerotto contenente nichel, per un periodi di 48-72 ore. Per la diagnosi di allergia sistemica al nichel, invece, si fa seguire al paziente una dieta a basso contenuto di nichel, per un periodo di tre settimane. Successivamente si effettua un test di provocazione orale. La diagnosi si conferma quando il paziente, in seguito al test di provocazione, mostra sintomi inequivocabili.
I sintomi più comuni sono:
Il nichel, presente nell’aria, nell’acqua, nel suolo, è presente in tutti gli alimenti in percentuale variabile dalla zona; inoltre, la percentuale varia in conseguenza dell’acqua di irrigazione utilizzata, dai fertilizzanti, dai fitofarmaci.

L’impostazione di una dieta per i soggetti con allergia al nichel deve essere suggerita da medici o biologi nutrizionisti specializzati. La risposta del paziente è soggettiva e deve essere valutata attentamente dai professionisti sopra indicati. Dopo aver seguito una dieta di esclusione, si valutano i benefici ottenuti.
Di seguito alcuni alimenti ricchi di nichel:
Molti cibi ricchi di nichel, contengono anche ferro, pertanto, è bene valutare attentamente se l’esclusione può avere come conseguenza un’anemia sideropenica.
Inoltre, è bene mettere in pratica alcune precauzioni:

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