
La sindrome dell’intestino irritabile è una patologia molto diffusa, i sintomi più comuni sono: dolori addominali frequenti, stipsi e/o diarrea, disbiosi, ecc… Questa sindrome provoca inoltre sintomi extra intestinali: stanchezza, disturbi del sonno, cefalea, intolleranza al lattosi e/o glutine, ecc… La causa della sindrome non è ben chiara, certamente influiscono fattori genetici, ambientali e stati emotivi.
La terapia nutrizionale deve essere diversa a secondo della fase della patologia: acuta, cronica e di recupero. Nella fase acuta si consiglia di eliminare il latte ed i formaggi freschi, le verdure e la frutta, i cibi conservati, insaccati e grassi in genere, ad eccezione dell’olio E.V.O. Inoltre, le pietanze devono essere cotte in modo semplice.
Nella fase cronica, si possono introdurre quantità ridotte di verdure e ortaggi, da preferire le carote, la bietola, i finocchi lessati, le zucchine ed il fagiolino. La frutta può essere introdotta gradualmente, eliminando la buccia e preferire succhi o frullati senza latte. Si può scegliere fra mele, pere, albicocche e melone. Al contrario evitare la frutta secca, così come le castagne. E’ opportuno non esagerare con caffè e il tè, perché la caffeina e la teina possono aumentare la sintomatologia, preferire l’orzo o il tè senza teina, le tisane al finocchio possono essere molto utili.
Infine, è bene sottolineare l’importanza dell’esclusione nella preparazione delle pietanze di erbe e spezie irritanti, come ad esempio il pepe, il peperoncino, il curry; è possibile utilizzare il basilico, piccole quantità di rosmarino e la salvia. La terapia nutrizionale deve essere personalizzata e specifica per ogni fase della patologia, è opportuno rivolgersi a nutrizionisti esperti che possono scegliere gli alimenti da consumare e da eliminare, valutando attentamente i sintomi del paziente e l’eventuale terapia farmacologica associata prescritta dal gastroenterologo

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