È sempre doveroso anagrafare un personaggio non più vivente quando se ne vogliono raccontare le gesta.
L’uomo in questione è J.H. Pilates, ideatore e codificatore del metodo Contrology, ribattezzato in seguito come Pilates per richiamare la personalità dell’autore.
Nato nel 1883 nel Sud della Germania, visse un’infanzia profondamente segnata da una salute cagionevole, questo lo spinse durante l’adolescenza e l’età adulta a praticare molteplici attività fisiche che contribuirono in modo determinante alla codificazione del metodo.
Negli anni della prima guerra mondiale, Pilates poco più che trentenne lavorava come artista circense in Inghilterra. In quanto tedesco d’origine, venne detenuto dalle autorità Britanniche in due diversi campi di detenzione. Fu in quest’ambiente ostile che il metodo vide gli albori.

Negli anni della detenzione Pilates aveva ideato una prassi di esercizio quotidiano che preservasse la propria e l’altrui salute. Era solito condurre degli allenamenti collettivi a cui tutti i detenuti prendevano attivamente parte.
Avendo praticato (oltre a pugilato, ginnastica, atletica, sci) immersione, Pilates approfondì parecchi studi sulla respirazione aprendosi anche alle pratiche orientali.
Fu questo incredibile mix a dare vita ad una pratica oggi ritenuta di utilità ed efficacia indiscutibili.
Ripensando al periodo storico a cui appartiene Pilates, ne appare sorprendente l’intuizione.
Pilates diede, infatti, un’ordine al caos mettendo, grazie al metodo, in attivazione non più singoli distretti muscolari ma intere catene cinetiche al fine di armonizzare a 360 gradi l’intero corpo umano e fece tutto ciò con gli scarsi strumenti disponibili all’epoca.
Oggi scienza e tecnologie applicate allo sport dimostrano come quelle intuizioni siano esatte e coerenti.

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