Il grasso viscerale (il tessuto adiposo “profondo” che si accumula nella cavità addominale attorno agli organi) non è un semplice deposito energetico: è un tessuto metabolicamente attivo, capace di produrre mediatori pro-infiammatori e adipokine che favoriscono insulino-resistenza, dislipidemia e disfunzione endoteliale. Con l’età, il grasso viscerale tende ad aumentare anche a parità di peso corporeo, mentre la massa muscolare può ridursi; questa combinazione (più adiposità viscerale e meno muscolo) peggiora la salute metabolica e vascolare e crea un terreno biologico sfavorevole anche per il cervello.
Nel tempo, l’infiammazione cronica di basso grado e il danno ossidativo si associano a danno microvascolare e possono interferire con la perfusione cerebrale e con l’integrità della barriera emato-encefalica, contribuendo ad accelerare i processi di invecchiamento cerebrale. Le evidenze di neuroimaging sono coerenti: una maggiore adiposità viscerale e/o un’obesità addominale (stimata con circonferenza vita o rapporto vita-fianchi, oppure misurata con tecniche radiologiche) si associa, in media, a un minor volume cerebrale totale e a un maggior carico di lesioni della sostanza bianca, marcatori noti di rischio per declino cognitivo. In alcuni studi, l’associazione tra obesità viscerale e lesioni della sostanza bianca risulta plausibilmente mediata dall’infiammazione sistemica.

Gli studi indicano inoltre che l’adiposità presente nei pazienti di mezza età si associa a peggiori esiti cognitivi e a un rischio aumentato di demenza. È però essenziale interpretare correttamente i dati nelle età molto avanzate: la perdita di peso può precedere l’esordio clinico della demenza e produrre apparenti “paradossi” statistici (associazioni attenuate o invertite). Per questo, la prevenzione è particolarmente rilevante nella mezza età e nella prima anzianità, quando la riduzione dell’obesità addominale e il controllo dei fattori di rischio cardiometabolici sono più efficaci nel modificare la traiettoria di salute cerebrale.
La soluzione più importante e realmente praticabile è ridurre progressivamente la circonferenza vita, cioè diminuire il grasso viscerale, evitando al contempo di perdere massa muscolare: in altre parole, “dimagrire bene”. Il cardine è lo stile di vita: attività fisica, alimentazione e igiene del sonno e della tensione psicofisica.
Attività fisica: l’obiettivo minimo è 150-300 minuti a settimana di attività aerobica moderata (ad esempio cammino rapido, cyclette, nuoto) oppure l’equivalente in attività vigorosa; a questo va associato un lavoro di forza almeno due volte a settimana (anche a corpo libero). L’esercizio di forza aiuta a preservare muscolo, migliora la sensibilità insulinica e facilita la riduzione del grasso viscerale. È utile anche ridurre la sedentarietà quotidiana, interrompendo i lunghi periodi da seduti con brevi pause attive.
Alimentazione: un deficit calorico sostenibile e un modello mediterraneo (verdure, legumi, cereali integrali, olio extravergine d’oliva, pesce; riduzione di alimenti ultra-processati, zuccheri e alcol) si associano a migliori esiti cardiometabolici e, nelle sintesi della letteratura, a un minore rischio di declino cognitivo. In molti soggetti, una riduzione del 5-10% del peso, ottenuta con qualità dietetica e attività di forza, comporta una diminuzione significativa del grasso viscerale.
Sonno e tensione psicofisica: il sonno insufficiente o frammentato e la tensione psicofisica cronica amplificano la disfunzione metabolica. In presenza di russamento importante, sonnolenza diurna o apnee riferite, è opportuno valutare un’eventuale sindrome delle apnee ostruttive del sonno, che rappresenta un moltiplicatore di rischio vascolare. Parallelamente, vanno controllati in modo sistematico pressione arteriosa, glicemia, lipidi e abitudine al fumo, perché la somma dei rischi cardiometabolici si traduce, nel tempo, in una maggiore vulnerabilità vascolare e cognitiva.
In pratica: misurare la circonferenza vita, camminare con regolarità, inserire esercizi di forza, scegliere un’alimentazione mediterranea e curare sonno, tensione psicofisica e fattori di rischio. Se il girovita scende e la forza aumenta, la direzione è quella giusta anche per la salute cerebrale.

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