Il digiuno intermittente

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Il digiuno intermittente prevede, nell’arco della giornata, fasi di alimentazione e fasi di digiuno. Diverse studi hanno evidenziato i benefici del digiuno intermittente, a causa dei meccanismi metabolici coinvolti. Il nostro organismo utilizza il glucosio come fonte di energia preferenziale. Nel periodo successivo ad un pasto, l’insulina rilasciata dal pancreas permette di ripristinare le riserve di glicogeno epatico e muscolare, il glucosio in eccesso andrà ad incrementare le riserve di grasso nel tessuto adiposo. Dopo qualche ore dopo il pasto (circa 6 ore), la glicemia si abbassa (così come i livelli di insulina) e il pancreas secerne un altro ormone: il glucagone.
Questo determina il rilascio di glucosio a partire dal glicogeno epatico, in modo da riportare la glicemia a livelli ottimali. Le riserve di glicogeno si esauriscono lentamente in concomitanza al digiuno, quando il glucosio scarseggia l’organismo comincia ad utilizzare , a scopo energetico, anche i grassi di deposito. Gli acidi grassi, in particolare, vengono utilizzati per produrre corpi chetonici, i quali, in carenza di glucosio, funzionano da “carburante” per il cervello e per altri tessuti ed organi. E’ fondamentale sottolineare che il livello ematico dei corpi chetonici aumenta dopo circa 12 di digiuno determinando l’utilizzo come fonte principale di energia.
Altro aspetto fondamentale da evidenziare è l’autofagia, un meccanismo che consente il riciclo dei detriti e degli organuli cellulari non funzionanti. Durante il digiuno, la cellula “mangia sé stessa", ricavando nuovi mattoni molecolari da componenti obsoleti. Ci sono vari protocolli che possono essere utilizzati per il digiuno intermittente che sono di seguito descritti.

Il digiuno intermittente 2

Metodo 16:8

Il più utilizzato e più semplice da seguire. La sua applicazione prevede 16 ore di digiuno, seguite da una finestra temporale di 8 ore, nella quale ci si può alimentare normalmente. Il periodo di digiuno include il riposo notturno, escludendo il pasto serale o la prima colazione.

OMAD (One Meal A Day)

Si compie all’interno della singola giornata e prevede un unico pasto nelle 24h.

Metodo 5:2

Questo protocollo propone 5 giorni di alimentazione equilibrata e 2 giorni, non consecutivi, di “quasi digiuno”. L’apporto di macronutrienti, in questi 2 giorni, non è dunque nullo, sebbene si riduca in modo importante, coprendo soltanto una parte (500 kcal) del fabbisogno energetico giornaliero.

Digiuno a giorni alterni

Su base settimanale, le giornate di alimentazione equilibrata si alternano a giorni privi di assunzione calorica.
Una variante prevede la sostituzione del digiuno totale con un semi-digiuno calcolato, caratterizzato da un apporto calorico molto basso (circa 400 kcal).

I benefici del digiuno intermittente sono molteplici, evidenziati da diversi studi:

  • favorisce la perdita di peso, consentendo di tenere bassi i livelli di insulina, incentivando il metabolismo lipidico, viene preservata la massa muscolare con un tasso metabolico ottimale.
  • miglioramento della sensibilità insulinica e della tolleranza al glucosio.
  • effetto cardioprotettivo, con documentati miglioramenti dei livelli di pressione arteriosa e sui valori ematici dei lipidi circolanti (trigliceridi, colesterolo).
  • strumento valido per combattere e/o prevenire la sindrome metabolica.
  • contrasta l’infiammazione cronica di basso grado, che si correla a patologie croniche, al cancro e a
    svariate malattie autoimmuni (es.: lupus, tiroidite di Hashimoto, artrite reumatoide, ecc.).
  • effetti benefici sulle funzioni cognitive, così come un’azione preventiva sui meccanismi della
    neuro-degenerazione
  • sul tratto digerente, il digiuno può migliorare la composizione del microbiota, in termini di
    eterogeneità microbica e aumento di ceppi “buoni”.
  • riduzione dello stress ossidativo e il miglioramento delle capacità antiossidanti del corpo.
  • coadiuvante della chemioterapia, i benefici si estenderebbero anche alle cure del cancro già
    diagnosticato.

Il digiuno intermittente richiede tuttavia un approccio graduale, anche in ragione di una certa soggettività e per le contro-indicazioni in cui possono incorrere alcuni soggetti, come ad esempio le donne in gravidanza. Al fine di evitare rischi e squilibri nutrizionali, ma anche per ottenere un’impostazione alimentare personalizzata, è buona norma affidarsi ai professionisti del settore, come medici dietologi, nutrizionisti e dietisti.

Salvatore Pricoco
AUTORE

Salvatore Pricoco

Biologo Nutrizionista, Preparatore atletico

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