Ci troviamo nel 1926 e Joseph Pilates all’epoca quarantaduenne si imbarca per gli Stati Uniti. Fu durante la tratta in nave che conobbe Clara Zeuner, presto divenuta sua collaboratrice e, successivamente, compagna di vita.
L’America rappresentò per Pilates una importante e nuova possibilità professionale.
Sappiamo già che il metodo vide la luce durante la fase tedesca e il soggiorno inglese ma è a New York che quel metodo ancora artigianale viene affinato e limato nella didattica.
Fondamentale per lo sviluppo della disciplina fu senz’altro la figura della moglie Clara.

Mentre Pilates rappresentava tra i due, la mente, il calderone di idee, la moglie era la componente razionale dei due. Fu lei, infatti a inquadrarne le idee, ordinandole e organizzandole dando vita alle varianti propedeutiche di ciascun esercizio costruendone la didattica vera e propria e aiutando il compagno a limare i cuies verbali e gestuali che facilitavano l’apprendimento della disciplina a tutti gli allievi che la approcciavano.
Lo studio di Joseph Pilates aprì i battenti al 939 della eight Avenue a Manhattan.
Il laboratorio nacque come luogo di riabilitazione ma, per pura combinazione la sede si trovava nei pressi della sede storica del New York city Ballet di cui fu fondatore il coreografo georgiano George Balanchine.
Lo studio Contrology di Pilates divenne presto per i danzatori della compagnia un riferimento importantissimo. Questi, infatti, si rivolsero a Pilates proprio per scopi riabilitativi post infortunio, scoprendo poi che le attivazioni muscolari richieste dal metodo erano congeniali alla forza e al controllo necessari ai danzatori per lo svolgimento della loro professione.
Da li a breve, Contrology, divenne la routine quotidiana di tutta la compagnia che disponeva cosi di un codice di allenamento integrativo assolutamente esclusivo.

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